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Articolo2 min di lettura

Pagamenti tracciabili: quando si riducono i tempi di accertamento?

Pagamenti oltre 500 euro e accertamento ridotto di due anni: requisiti da verificare, documenti da conservare e controllo della dichiarazione.

Una fattura, una ricevuta bancaria e una carta accanto a un calendario.

Pagare con mezzi tracciabili può concorrere alla riduzione di due anni dei termini di accertamento, ma usare il bonifico non rende automaticamente applicabile il beneficio. Per chi gestisce un’attività, la verifica deve comprendere incassi, pagamenti, documentazione fiscale e dichiarazione.

Perché se ne parla il 17 settembre

L’approfondimento di Eutekne del 17 settembre 2026 richiama il collegamento tra pagamenti elettronici, riduzione dei termini e modello REDDITI. È un tema da controllare in occasione della dichiarazione, non una nuova agevolazione introdotta oggi. Fonte: Eutekne, notizia del 17 settembre.

La soglia di 500 euro e gli altri requisiti

Il riepilogo dei Consulenti del Lavoro sulla risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 77/2026 ricorda che la tracciabilità riguarda le operazioni superiori a 500 euro nell’attività d’impresa o di lavoro autonomo. Il chiarimento include anche l’acquisto di valori bollati: l’assenza di rilevanza IVA non basta per escludere un pagamento dal controllo.

La stessa fonte precisa che servono anche fatture elettroniche via SdI e/o memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi, secondo il caso, anche per soggetti normalmente esonerati. La riduzione prevista dal D.Lgs. 127/2015 è di due anni. Fonte: Consulenti del Lavoro, chiarimento sull’interpello 77/2026.

Che cosa preparare per il commercialista

Parti da un riepilogo delle operazioni dell’anno interessato e abbina a ciascuna il documento e la prova del movimento. In una tabella interna possono bastare data, controparte, importo, riferimento della fattura o del documento, modalità di pagamento e posizione della ricevuta.

Tieni separate le voci ancora da chiarire. Per esempio, se nel riepilogo compare soltanto «pagato», chiedi con quale mezzo e dove sia il riscontro: quella parola aiuta a seguire un debito, ma non ricostruisce il pagamento. Per gli incassi, assegna lo stesso riferimento al documento e al movimento per agevolare il confronto.

Prima della dichiarazione, una domanda utile allo studio è: «Con questi documenti possiamo verificare tutti i requisiti della riduzione e la corretta indicazione nel modello?». Il periodo d’imposta e il modello utilizzato vanno identificati esplicitamente. Non riportiamo una casella da selezionare valida indistintamente per tutte le attività.

Tre errori organizzativi da evitare

Il primo è controllare solo le vendite, lasciando fuori gli acquisti. Il secondo è confondere la fattura con la prova del pagamento. Il terzo è considerare completa la verifica perché nell’ultimo mese si è sempre usata la carta, senza aver ricostruito il periodo interessato.

Puoi prevenire questi problemi assegnando un referente al fascicolo e annotando le eccezioni appena emergono. Se manca una ricevuta, segnala quale documento deve essere recuperato e da chi. Un controllo periodico rende la ricostruzione meno faticosa rispetto a una ricerca fatta tutta alla vigilia dell’invio.

La guida allo scadenzario clienti e fornitori spiega come collegare documenti, importi attesi ed esiti. È un aiuto organizzativo: l’uso di un gestionale, da solo, non certifica il diritto alla riduzione dei termini.

Scritto da Redazione ammodo, pubblicato il 17 settembre 2026.Blog

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